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MANOVRA, A ROMA CON LE PAROLE DEL PONTIFICALE A SANT'AGATA

MANOVRA, A ROMA CON LE PAROLE DEL PONTIFICALE A SANT'AGATA

11/02/2019 14:02

La mobilitazione unitaria nazionale di sabato 9 febbraio

Riaccendere la luce su Catania per politici e cittadini disattenti sulle gravi conseguenze del dissesto

Trecento tra dirigenti e iscritti per protestare contro i tagli ad assunzioni, investimenti e cantieri pubblici

Catania, 6 febbraio 2019 - «Il buio per Catania finisce, se qualcuno riaccende la luce». Saranno le parole del cardinale Montenegro, pronunciate per il pontificale di Sant’Agata, ad accompagnare gli oltre 300 tra dirigenti e iscritti della Cisl etnea che sabato 9 febbraio andranno a Roma, per partecipare alla manifestazione nazionale unitaria indetta con Cgil e Uil. 

«C’è troppa disattenzione sul dissesto finanziario del Comune e sulle sue conseguenze sulla città – spiega Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl di Catania – una sottovalutazione irreale che va da larghi strati della cittadinanza a istituzioni e deputazioni, locali e nazionali. Un silenzio aggravato dalla manovra economica del governo in cui non cogliamo parole definitive, ad esempio, sui cantieri per le infrastrutture fermi o non avviati, come sul destino del Patto per Catania in cui si rischiano di restituire molti fondi. E poi, con i tagli agli investimenti e ai trasferimenti agli enti locali per le politiche di welfare, con il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione e nella sanità che pongono serie difficoltà alla rete ospedaliera locale».

«Ci muoveremo con i rappresentanti delle categorie dei dipendenti pubblici, dell’agroalimentare, dei pensionati, delle costruzioni, del terziario, della scuola, delle Poste, dei metalmeccanici, dei trasporti, dei servizi energetici, dei giovani, degli inquilini, dei consumatori e degli immigrati, per far sentire la voce di quanti sono il cuore pulsante della comunità catanese, affinché si apportino correttivi alla legge di stabilità e all'agenda del governo; per difendere non solo gli interessi generali ma soprattutto il Sud e il territorio catanese che, a partire dai più deboli e bisognosi, sta attraversando una fase molto difficile della propria storia più recente».

Sono tante le vertenze nazionali e locali aperte, e a Catania stiamo ancora sentendone il peso, con un impoverimento progressivo della zona industriale e con un calo continuo dell’occupazione stabile e della produzione. È ancora lontana l’istituzione della ZES (Zona Economica Speciale) che consentirebbe importanti investimenti nell’area; lontana è pure l’assunzione di figure professionali in sanità, che si ripercuote sul funzionamento di numerose divisioni ospedaliere e sull’apertura del San Marco. Ecco perché doveva essere questo il momento di decisioni nette, più eque, concrete, dopo tanti anni di sacrifici enormi fatti dalle famiglie per uscire definitivamente dalla crisi. 

(rn)

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