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Parola d'ordine: confronto. Intervista a tre: Attanasio, Cappuccio, Fumarola

Parola d'ordine: confronto. Intervista a tre: Attanasio, Cappuccio, Fumarola

16/10/2023 10:50

Catania, 9 settembre 2023 - Parola d’ordine: confronto. A tutto campo: dal livello locale, a quello regionale, a quello col governo nazionale. E centralità a lavoro, occupazione e sviluppo. L’autunno per la Cisl si apre con l’impegno su tutti tavoli aperti sulle questioni più "calde": dalla campagna di mobilitazione per raccolta firme per la legge sulla partecipazione dei lavoratori nelle imprese ai salari; dalle infrastrutture ai temi energetici; dalle periferie alla previdenza. 

Ed è da Catania che viene rilanciato il modello sindacale riformista della Cisl. Perché si può fare ripartire Catania, la Sicilia e il Paese solo con il dialogo, con il confronto di idee e proposte, insieme, con una straordinaria e comune assunzione di responsabilità.

Ne sono convinti Maurizio Attanasio, segretario generale della Cisl etnea, Sebastiano Cappuccio, segretario generale della Cisl siciliana, e Daniela Fumarola, segretaria confederale organizzativa della Cisl nazionale. 

Nel capoluogo etneo, i tre dirigenti sindacali in occasione della giornata conclusiva del primo cordo di formazione di base per dirigenti sindacali organizzato dalla Cisl catanese, ribadiscono i temi che il sindacato conta di affrontare dal mese di settembre sui tavoli di confronto a Catania, come a Palermo e a Roma. Con la convinzione che si può fare ripartire il Paese solo con il dialogo, con il dibattito su idee e proposte, insieme con una straordinaria e comune assunzione di responsabilità.

Quali sono i temi che impegneranno la Cisl catanese nel prossimo autunno? 

«Già da lunedì 11 settembre - risponde Attanasio - abbiamo convocato il consiglio generale (il parlamentino del sindacato) per discutere ed aggiornare  le linee guida del nostro impegno. Intanto, ci sono due grandi emergenze che la cronaca purtroppo ci riporta con luttuosa periodicità e che l'intera società italiana deve subito affrontare: i femminicidi e le morti sul lavoro. Per la prima, occorre un impegno educativo e culturale contro schemi distorti e una  giusta concezione dei rapporti tra donna e uomo; per l’altra, serve una strategia complessiva su salute e sicurezza, investire sulla formazione e sulla cultura della prevenzione, sul lavoro di qualità, vigilare su appalti e sub appalti».

Quali le criticità a Catania?

«Salta subito all’attenzione che a Catania e nella sua area metropolitana vanno migliorate e adeguate al reale bisogno le misure di difesa delle politiche sociali, dell’inclusione e di welfare in generale, specie dopo le decisioni del governo sul RdC. Anche perché tali misure costituiscono un motore di sviluppo e di integrazione, in quanto generatrici di benessere e coesione sociale contribuendo alla crescita, all'economia locale e al lavoro. In tal senso, è necessario che prosegua il confronto già avviato con l'amministrazione comunale di Catania sulle periferie urbane ed “esistenziali”. E già solo questo tema coinvolge migliaia di nuclei familiari, con lavoratori, giovani e pensionati. Abbiamo dati che raccontano di famiglie fragili o persone sole, intrappolate nel vortice della povertà e dell’emarginazione, che aspettano risposte sia come opportunità di lavoro, sia come politiche sociali e abitative». 

Infrastrutture, modello industriale, e sviluppo. Quale il vostro pensiero?

«Per la zona industriale - riprende Attanasio - occorre una visione d’insieme che sappia coniugare le esigenze delle industrie con la transizione ambientale e digitale. Su  metropolitana, Catania-Nord (via di fuga), Stazione centrale, Porto e retro porto, aeroporto, Tangenziale e le altre opere strategiche, riteniamo si debba aprire una stagione del confronto e della concretezza, per definire progetti, risorse e tempi, in una visione di funzionalità e servizio.  Occorre poi costruire un nuovo Piano della Mobilità capace di integrare, pianificare e realizzare interventi “plurali”. Le infrastrutture vanno ammodernate, migliorate e rese fruibili anche in un’ottica di maggiore decoro e presentabilità della città e della sua area metropolitana. Anche perché solo così si può dare al turismo nuova linfa per farne una delle chiavi dello sviluppo. Ma occorre una “visione” olistica delle potenzialità: Turismo Mariano, turismo culturale e crocieristico, se ben accompagnati da percorsi strutturati potrebbero rappresentare una grande occasione di crescita per la città e per il territorio».

Il confronto su Catania non può che essere legato a doppio filo con i temi regionali. A che punto è il rapporto con Palermo?

«Il confronto con le parti sociali  - risponde Cappuccio - diventa centrale per affrontare la fase delicatissima e complessa che abbiamo davanti per dare un nuovo riassetto economico e sociale alla Sicilia. La Cisl ha già fatto una propria proposta al governo regionale. Abbiamo anche avviato alcuni confronti, ma riteniamo che debbano fare dei progressi. Sono ancora troppo poche le questioni affrontate.  Il tema centrale resta il lavoro, ma anche tutti gli altri legati allo sviluppo, come le infrastrutture. la forestazione, il rilancio energetico e industriale,  i trasporti, l'edilizia. l’agroalimentare.

Ci sono le risorse? 

«Sì - afferma Cappuccio - sono quelle del Piano Nazionale di resilienza che riguardano l'intero Paese. E, per la Sicilia, ci sono le risorse legate alla spendibilità enorme dei fondi comunitari europei che sono stati ulteriormente riprogrammati nell'arco di periodo 2021-2027» 

Come proseguono a Roma gli incontri sui tavoli tematici che porteranno al confronto col governo sul bilancio?

«Noi stiamo molto insistendo sui contenuti delle nostre proposte - risponde Fumarola - sulla previdenza, la sicurezza e le politiche industriali. Abbiamo dei problemi da risolvere che, uno su tutti, è il potere d'acquisto di salari e pensioni: dobbiamo dare tranquillità ai lavoratori, ai pensionati e alle famiglie. Per cui, al governo chiediamo che continui il dialogo, e che si arrivi a un confronto anche sulla legge di bilancio, per poter dare stabilità al Paese, per poter dare certezze agli italiani, per poter far uscire l’Italia dalle secche nelle quali il Covid e poi la guerra e poi l'inflazione lo ha purtroppo relegato».

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